Apocalypse now

Dunque ci siamo.

Domenica c’e’ la finale o il finale, a seconda di come si legga Milan Roma, che scontro decisivo non e’, almeno a mio parere.
Non puo’ essere uno scontro decisivo per l’accesso alla prossima CL, neppure per il Milan, sia perche’ arriva solo alla settima giornata, sia perche’ finora si sono totalizzati 12 punti su 18, una media di due punti a partita che potrebbe bastare quantomeno per giocarsela in uno sprint nelle ultime giornate.
Con la partita di ieri in coppa fanno 10 vittorie su 12 partite ufficiali in stagione.

Ma abbiamo incontrato squadre formate da dilettanti, si legge in giro.

Vero, ma anche no.

Basterebbe ricordare come e’ finita Milan Udinese dello scorso anno, le difficolta’ avute dalle grandi che hanno incontrato la Spal, la diffidenza con cui veniva guardata alla prima giornata la trasferta su un campo caldo come quello di Crotone, l’avversario eliminato dal Rjieka nei turni preliminari per l’accesso alla CL, il pareggio casalingo della Roma contro l’Austria Vienna nella scorsa edizione della CL .

Quella del Milan e’ dunque una crisi di gioco, non di risultati o almeno, non ancora.

Una crisi che è stata addebitata a molti padri. Prima al modulo 433, ritenuto inadatto ai giocatori in rosa, poi al turnover, poi alla condizione atletica precaria, quindi a singoli giocatori come Suso e Bonaventura, giudicati colpevoli di non adattarsi a ruoli non abituali, di non impegnarsi e, da ultimo, di voler boicottare tecnico e società (Bonaventura).

C’era una pesante cappa che ieri gravava su un San Siro semideserto (prima o poi bisognerà fare un discorso serio sul tifoso milanista medio), innescata  dalla sconfitta di Genova e alimentata dalle dichiarazioni pubbliche di Fassone, rilasciate con l’ingenuo buon  proposito di scuotere l’ambiente, ottenendo però l’unico effetto di sottoporre ad una  pressione quasi ingestibile  squadra e tecnico,  che avevano già vissuto le ultime settimane post Olimpico sul filo del rasoio e dell’isteria collettiva. Il tutto, in soli quattro giorni,  è culminato con il sondaggio Ancelotti si, Ancelotti no, dopo l’esonero di Monaco di Baviera. Sottoposta a un frullatore mediatico che avrebbe avvelenato ambienti ben più coesi di quanto lo sia questo nuovo Milan, la squadra, già gravata da problemi tattici molto evidenti (reparti slegati, propensione ad allungarsi e difficoltà a tenere le giuste distanze, con conseguente spreco di energie), è entrata in campo timorosa, priva di certezze, giocando nel consueto brusio che nei momenti difficili precede i fischi, sebbene il Milan fosse uscito vincitore da tutti gli incontri casalinghi stagionali. Le difficoltà tattiche e fisiche sono dunque ormai aggravate anche dall’aspetto psicologico, generando un corto circuito di difficile soluzione.

La domanda  è come si possa uscire da una crisi di gioco che, per i suddetti motivi, si autoalimenta correndo il serio rischio di trasformarsi in una crisi anche di risultati, considerati i prossimi probanti impegni.

L’impressione è che Montella debba in primo luogo infondere certezze, alla squadra ma prima di tutto a se stesso, perchè se il primo a non essere convinto delle proprie scelte è lui, in pochi lo seguiranno. Logica ed esperienza suggeriscono  che in un momento di difficoltà l’allenatore, più che al modulo, tende ad aggrapparsi ai giocatori che più conosce e che gli possano dare garanzia di rendimento. A torto o a ragione sembra che Suso e Bonaventura siano per Montella due calciatori affidabili. Mi sta bene. Ma nel caso il tecnico deve metterli in condizione di poter rendere al meglio, senza continuare esperimenti che potranno essere rimandati in momenti più favorevoli, anche sotto il profilo psicologico, della stagione.  Se lo ritiene opportuno Montella ritorni senza esitazioni al 433, con Suso e Bonaventura esterni del tridente, visto che comunque Bonucci non sembra aver tratto giovamento dalla difesa a 3 e che, in assenza di Conti,il 352 ha meno ragion d’essere. Due centrocampisti come Biglia e Kessie, un terzino sx  come Rodriguez, un Kalinic o un Silva al posto di Bacca e un centrale tra i nuovi al posto di Paletta comunque dovrebbero essere sufficienti per assicurare un salto di qualità rispetto alla scorsa stagione.

Al dil à del modulo preferito, l’importante è che  Montella prenda delle decisioni, motivo per cui è pagato,  punti sull’undici che in questo momento gli dà più affidamento, e lo faccia giocare per più partite consecutive per acquisire affiatamento e automatismi, a costo di scontentare fedelissimi, nuovi arrivati o raccomandati. Perché,  a dispetto di quanto possano pensare i più pessimisti, la stagione del Milan non finirà dopo le partite con Roma e Inter, comunque vadano, mentre l’avventura del tecnico campano potrebbe terminare subito nel caso si ripetesse la prestazione di domenica scorsa. Perchè è comprensibile che il buon professore cerchi di portare avanti tutta la classe, anche gli studenti più indisciplinati e restii, senza lasciare nessuno indietro, ma il programma deve andare avanti, altrimenti anche i più bravi studenti potrebbero rivoltarglisi contro .

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Scritto da Icor

Milanista per caso!?
La leggenda narra che scelse di tifare il Milan solo perchè, tra tutte le altre squadre all’epoca presenti in serie A, fu quella che preferì per il nome.
Il padre, interista, sussurrava che la scelta milanista era esclusivamente riconducibile alle preferenze della madre, Riveriana in un’Italia divisa in due nel pre e post Mexico ’70.
Ha rafforzato la propria fede vedendo, ma soprattutto sentendo alla radio, giocare il Milan sui campi polverosi della B, guidato da un unico e immenso Capitano.
E’ convinto che un Milan come quello di Sacchi non si vedrà mai più e se ne dispiace per i più giovani milanisti.

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