Facce da Milan, ovvero la passione

Quando leggi un libro, non è mai il semplice ordinare le parole a creare empatia. Non è la forma che dai alla frase, ché certamente è un vezzo utile a far scorrere la prosa, ma non emoziona per la semplice ragione dell’essere ben scritta. Ciò che esonda dalle pagine è quasi sempre la passione per l’argomento del quale si scrive. Ho letto splendide lettere d’amore scritte da semianalfabeti, che riuscivano a creare mix emotivi commoventi con la sola forza delle viscere, con concetti trasportati come piccoli e densi globuli rossi ad ogni pompare dei ventricoli. E’ la passione a muovere il mondo.

Questa piccola prefazione sembra stonare quale introduzione ad un discorso su di un libro che tratta il calcio, ma.

Ma ragazzi, con la più schifosa altezzosità dello pseudo-intellettuale che si butta su una lettura easy, spiegandomi tra me e me che è per prendere respiro dai tomi con la canoscenza vera che lo faccio, mica perché ho davvero interesse a leggere cose diverse dall’esistenzialismo più profondo ecco, è proprio con questo piglio che mi sono affacciato a questo libro, regalatomi da amici.

Dicevo, la passione. Ho – letteralmente – fagocitato le pagine con occhi sognanti di bambino, quando mi si sono raccontati (in tono amichevole, ché certi argomenti non li trattano i professori, ma gli amici) aneddoti, storie, fantasie, di personaggi che si conoscono ma che sempre – sempre- si vorrebbero conoscer ancor di più, meglio, ancora meglio.

Pietropaolo Virdis che si mimetizza schivo nelle vie di Milano. El Paron Rocco che ha sognato, anche solo per pochi minuti, un’Oscar. Demetrio il metronomo che di nascosto, dal primo ritiro con la prima squadra, telefona emozionato al fratello (prete), per sussurrargli che è in stanza con Il Capitano, e probabilmente l’emozione è così tanta che se non lo confessa a qualcuno quella notte la passa in bianco. Baresi, i Maldini(s), i Maldera(s).

Mi sono trovato in un piacevole turbine di flashback, quando i ragazzi hanno raccontato storie proprie e dei propri genitori, zii, amici, per scoprire che pur pensando di non aver nulla in comune con loro e le vite descritte pagina dopo pagina, proprio nulla in fondo non era: c’era il Milan, a legare nelle infanzie, nelle pubertà e perché no, nelle vecchiaie, i sogni di noi stupidi e puerili innamorati. Eh, la passione.

Sono onesto, mi imbarazza un po’ suonare questa sviolinata. Eppure scrivo queste parole con una grande ed elementare stima, e con la voglia di invitare chi ha scritto queste pagine a casa mia per un caffè, a patto che accettino l’invito anche per continuare a raccontarmi le loro storie.

In sintesi, consiglierei Facce da Milan al mio migliore amico, che milanista non è. Probabilmente, dopo averlo letto, finirebbe col conoscermi un po’ di più.

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Scritto da Behemot

“No, è impossibile, impossibile comunicare ad altri la sensazione viva di un momento qualsiasi della nostra esistenza, quel che ne costituisce la verità, il significato; la sua sottile e penetrante essenza. È impossibile. Si vive come si sogna: perfettamente soli.”
DiaVoltaire è valvola di sfogo. Si parla di filosofia, ma come diceva sempre uno scrittore fallito, zio di un Amico, “La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità.”
In tutto questo, il Milan.

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