Diavoltaire

Suso ha un costo. Si chiama Kalinic.

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Era ora. La partita di Cagliari ha dato sensazioni positive di risveglio da parte di tutta la squadra, rappresentando il primo possibile segnale di luce in fondo al tunnel. Non mi soffermo sulle solite note dolenti – un Donnarumma ancora un po’ in bambola e mai totalmente ripresosi dopo le polemiche estive, una difesa perennemente a rischio minchiata (dove pero’ Romagnoli e’ apparso in netta crescita), ed un Rodriguez la cui gobba sembra essersi appesantita col passare dei mesi.

Ma le luci appaiono chiare, e rappresentano tutte le nostre speranze in una seconda meta’ di campionato perlomeno dignitoso. Kessie sta confermando la sua crescita, e Calhanoglu sta trovando una buona forma, inserendosi spesso nelle azioni d’attacco e dando un importante contributo in fase di ripiego.

Persino Kalinic ha dato segni di vita. A Cagliari nel 4-3-3 ha lottato, ha fatto un buon gioco di sponda, si e’ procurato il rigore ed ha fornito un assist a Kessie. Bene bene.

Ciononostante, mi permetto a registrare una certa perplessita’ per il suo continuato utilizzo (perplessita’ che ovviamente si affievolira’ in maniera proporzionale al suo rendimento in campo).

Premessa che non capisco una fava di calcio, ho sempre avuto l’impressione che il centravanti nel 4-3-3 abbia due funzioni primarie, di cui mi aspetterei che almeno una venga essere espressa al meglio: fare il gioco tipico della punta unica, cioe’ sponde, tenere la palla, permettendo ad altri compagni di entrare in area e puntare la porta; e segnare qualche gol.

Adesso, per quanto riguarda il primo ruolo, Kalinic sembra, per caratteristiche un giocatore perfettamente in grado di svolgerlo. I miei dubbi sono piu’ dovuti ai suoi compagni di reparto.

Il piccolo Suso tende ad entrare in area solo per festeggiare i rarissimi gol dei compagni, e gli unici movimenti senza palla che gli ho mai visto fare sono durante il riscaldamento pre-partita. Non e’ tanto una critica – lo Spagnoletto ha altre qualita’ – quanto una riflessione sulla sua compatibilita’ con Kalinic.

Calhanoglu e’ al momento un’incognita sulla fascia sinistra, e nonostante la crescita di rendimento personale, dubito che restera’ a lungo in un ruolo alla fine non suo. Detto cio’, nonostante sia sicuramente piu’ portato ad entrare in area rispetto a Suso, non si puo’ certo descriverlo come un goleador.

Domenica, l’assist vincente di Kalinic e’ stato per il bel gol di Kessie, che l’incursione in area ce l’ha nelle corde. Benissimo. Spero che possa segnare i piu’ gol possibili in questa maniera, in stile Nocerino con Ibrahimovic. Solo che, laddove il croato si potrebbe ben calare (almeno tatticamente, se non come talento) nel ruolo dello Zlatan assist-man, chi e’ che dovrebbe ricoprire quello che era il ruolo primario di Ibra, cioe’ fare gol?

Perche’ Kalinic, poverino, non segna proprio mai. Sara’ sfiga, sara’ sconforto, sara’ scarsezza, ma in una maniera o nell’altra, riesce a bucare piu’ palloni di Ricardo Oliveira, suo glorioso precursore in quella maglia.

Non che questa sua stitichezza sia interamente da imputare a lui. Fino a qualche partita fa, in area arrivavano pochissimi palloni, e tutti scomodi. Suso non e’ l’ala che crossa teso dal fondo, e Calhnoglu ha movimenti piu’ da trequartista che da esterno. I nostri terzini poi, sono chi infortunato, chi ancora acerbo, chi ingolfato e chi proprio asino. Il risultato e’ che Kalinic si ritrova spesso ad essere il nostro giocatore piu’ avanzato, a dover ricevere il pallone da dietro, spesso spalle alla porta. L’opzione naturale e’ scaricarla ad un compagno, ma si ritorna al punto di prima – a chi? Non vorremo veramente sperare che possa essere Kessie il nostro giocatore da 20 gol a stagione?

Insomma, manca qualcuno che vada in profondita’ puntando la porta. Qualcuno tipo quel Cutrone, che in questa stagione di piu’ bassi che alti ci ha dato quelle occasionali note di soddisfazione a cui aggrapparci nella speranza di giorni migliori. Diciamo la verita’, in quel ruolo non ha sempre entusiasmato. Ed il suo utilizzo al posto di Kalinic non cambierebbe il fatto che il nostro gioco rimane fondato sull’assioma Suso, un’ala che non crossa quasi mai dal fondo. Cutrone non pare essere l’attaccante piu’ adeguato per un gioco di protezione e sponda. Su una cosa ho pochi dubbi: se deve giocare Suso, Kalinic ha le caratteristiche migliori per fare la punta unica.

Il che ci dovrebbe portare ad una riflessione piu’ profonda e forse piu’ preoccupante – ma Suso… deve proprio giocare?

Si, proprio Suso, il nostro giocatore piu’ decisivo, la fonte delle nostre giocate piu’ pericolose, la rara luce nel buio piu’ o meno perpetuo in cui versava Milan vintage 2017. Sembra una domanda quasi paradossale.

Allora forse, la potremmo rigirare cosi’ – che Suso sia il giocatore piu’ di forte, e’ poco ma sicuro. Ma del Milan targato Suso. Siamo proprio sicuri sicuri che un Milan targato Suso sia piu’ forte di un Milan targato, chesso’, Cutrone – Kalinic, o addirittura (perdonate l’eresia!) Cutrone – Silva?

Abbiamo visto che Kalinic sembra, ahime’ il profilo piu’ giusto da schierare a fianco all’immancabile Suso. Ed abbiamo visto che cio’ comporta un sacrificio in termini di reti segnate dalla punta, ossia da chi i gol li dovrebbe segnare. Di contro abbiamo il grande vantaggio di far rendere al meglio Suso. Che, lo ammetto, suona decisamente bene. Ma a sfrugugliare un attimo questo vantaggio sembra perdere lustro: Suso e’ bravo, si, ma quanto? Quanto segna? Quante volte mette Kalinic nelle condizioni di segnare? Quanto determina il gioco degli avversari sulla sua fascia – in altre parole, quanto incide?

Direi poco. Troppo poco per giustificare la misura in cui condiziona la nostra manovra offensiva. Certo, e’ piu’ determinante di qualsiasi altro nostro giocatore. Verissimo. In una squadra pero’ costruita (nei limiti delle possibilita’ della rosa) a sua misura.

Non e’ che forse questa rosa sarebbe piu’ adeguata a a due punte? Non puo’ darsi che il gioco di Kalinic sarebbe esaltato dall’avere accanto un Cutrone che punta l’area, il quale a sua volta godrebbe di piu’ spazi dati dall’ottimo lavoro sporco del croato? Non potremmo addirittura azzardarci – ogni tanto eh, per carita – di dare qualche minuto di spazio all’oggetto misterioso (ma di sicuro talento) Andre Silva? Un simile Milan rimarrebbe privo di un singolo giocatore dall’estro di Suso, ma forse potrebbe trarne benefici piu’ globali nel gioco d’attacco.

E visto che siamo nel mondo dei sogni, permettetemi di sognare per un attimo – e’ davvero cosi’ blasfemo immaginarci che in un simile Milan, e con un po’ di fiducia, quel Silva ritenuto cosi’ promettente dalla stella e dal CT della nazionale portoghese, possa rivelarsi proprio lui, la luce nelle tenebra del nostro gioco offensivo?

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